Finalmente dopo
tanto cattivo tempo una giornata di sole! Si è così svolta
regolarmente la prima "grande traversata" (dopo l'annullamento
della "transirente" di settembre). Dopo qualche ritardo, anche
per la complicata logistica per organizzare il ritorno, abbiamo
raggiunto Rocca di Corno, proseguendo circa
un km lungo la stradina per "Cinno".
|

|

|
| Ci siamo messi in
cammino alle 9,20. La strada sale comodamente con alcuni tornanti ed
ampi traversi, senza alcuno strappo. Inizialmente attraversiamo la
faggeta poi, più su, incontriamo la neve e il bosco si dirada,
offrendoci splendidi panorami. |
|
|

|
| Lo sguardo spazia dal
Monte Nuria al Terminillo, nonché ai più vicini Monte Calvo e Monte
Giano, tra i quali si apre l'ampia Sella di Cinno.
Le tracce di un fuoristrada hanno lasciato solchi gelati su cui si
scivola; dalla cima di Monte Calvo scendono due motoslitte che
rapidamente ci superano e scompaiono verso Monte Giano. Nessun altro è
in giro oggi. |
|

|
 |
| Le tracce della lepre
e di un carnivoro che la seguiva (martora?) ci guidano ad imboccare
l'antica mulattiera che scende nel bosco. Nei tratti più ripidi il sole
non arriva neanche a mezzogiorno e la neve è dura ma non gelata. Con
straordinaria visuale sul Gran Sasso e sulla Laga scendiamo verso Cascina.
Attraversiamo la piana districandoci tra un labirinto di reticolati e
stradine allagate, raggiungendo la "stretta" tra Colle Lungo e
Colle del Molino, ai cui piedi rocciosi ci sediamo a mangiare il panino. |
 |
 |
| Attraversiamo quindi
il Piano di Palarzano, con i suoi campi aperti e le strette strisce a
diversa coltivazione che ci ricordano i piani carsici del Gran Sasso meridionale. Solo
brevi saliscendi su comode mulattiere mancano all'arrivo a Termine di Cagnano,
ma non perdiamo l'occasione di ammirare la veloce fuga di una poiana
da un palo e la "siesta" di alcuni bruchi sopra altrettanti
sassi, mentre un arbusto dalle piccole bacche nere non svela il suo nome
né alle conoscenze di Ornella né al libro che Luciano aveva portato
nello zaino. |