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Un autunno
rosso-laga
Castagneti
e borghi abbandonati
domenica 9
novembre
Una splendida giornata
di sole ci aspettava alle 9 del mattino a Leofara, il piccolo borgo
quasi disabitato e sperso tra le pieghe dei monti tra Laga e Monti
Gemelli. I caldi colori autunnali dei boschi contrastavano con il
celeste del cielo e il grigio delle rocce, mentre ci avviavamo alla
ricerca di sentieri dimenticati, densi di storie di immani fatiche e
vite stentate al limite della sussistenza, che traevano nutrimento solo
da quello che la natura aveva da offrire.
Con il piccolo gruppo di
fiduciosi escursionisti ci siamo avviati sulle esili tracce dei
sentieri, dove il passaggio degli uomini (pochi) e degli animali
(qualcuno in più) non riesce a contrastare l'invadente crescita di una
vegetazione che cerca di sopravvivere grazie a espedienti che si possono
tradurre con un solo termine: spine!
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| A non grande distanza
dai paesi, ma significativamente non proprio a ridosso, restano
ancora i castagni: essenza vegetazionale tipica dei Monti della Laga, ma
diffusi ad opera dell'uomo per il frutto, a ragione un tempo definibile
"il pane dei montanari", per le tante modalità di utilizzo
alimentare.
Le lunghe e seghettate grandi
foglie formano sul terreno un denso strato soffice, sotto il quale si
nascondono a volte buche o sassi, involontarie trappole cui prestare
attenzione! |
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| A tratti il sentiero
è più evidente, talora con muretti a secco che ancora resistono agli
anni ed alle intemperie; più frequentemente si perde in mille tracce
vaganti tra macchie e radure, svanisce su lisci lastroni di arenarie
portate alla luce da una frana o dall'eccessivo pascolo di altri tempi,
si impantana in acquitrini nei pressi di sorgenti che nessuno più cura
e ripulisce.
E così si arriva in vista di
Laturo, sparuto gruppetto di case appollaiato su un costone in una
valletta solitaria; uno degli ultimi nuclei provvisti di nome ma ancora
sprovvisto di strada. Qui, fino a pochi anni fa, si arrivava solo con i
sentieri; oggi neanche più: duecento metri prima di arrivare al paese
una barriera quasi inestricabile di rovi, ginepri, rose e tante altre
essenze spinose o quantomeno "ruvide" si oppongono
all'escursionista, costringendolo ad un lento, faticoso e ... sanguinoso
procedere, non privo di rischi per l'asperità del terreno e gli
improvvisi "vuoti" che si aprono ai nostri piedi. |
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| Per fortuna dall'altra
parte le cose sono diverse: una vecchia pista di trattori ci permette,
con un percorso più ampio, di completare l'anello senza ulteriori
disagi, godendo del tiepido sole pomeridiano che filtra tra densi
nuvoloni, accumulatosi nelle ore centrali del giorno senza però mai
minacciare la pioggia, togliendoci solo parte del panorama verso la
Montagna dei Fiori.
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